38) Katz. I limiti della psicologia tradizionale.
David Katz (1884-1953), psicologo svedese famoso per le sue
ricerche sulla percezione del colore, in Psicologia della forma
(1949) considera il significato della scuola della Gestalt sul
piano teorico e su quello metodologico. Nel primo capitolo, qui
riportato integralmente, Katz esamina il contrasto fra questa
scuola e la psicologia tradizionale, generalmente definita
atomistica in quanto riprendeva dalle scienze naturali il
presupposto che il contenuto della percezione fosse il risultato
di una somma di sensazioni singole (ciascuna della quali
costituirebbe un atomo sensoriale). Al contrario, per la scuola
della Gestalt il tutto  pi della somma delle singole parti e i
processi della coscienza non possono essere ridotti a meccaniche
associazioni nel tempo e nello spazio di elementari sensazioni e
immagini. La vita psichica  considerata in modo dinamico e appare
caratterizzata dal processo di organizzazione dei dati in una
struttura di insieme - detta appunto forma o configurazione -
di cui gli psicologi della Gestalt si propongono di studiare le
leggi.
D. Katz, La psicologia della forma.
Secondo Hegel, l'evoluzione della conoscenza scientifica si svolge
nel triplice ritmo di tesi, antitesi e sintesi. Non si pu
comprendere lo sviluppo della psicologia della forma (la quale
sar esposta in questo libro) che come movimento opposto alla
cosiddetta psicologia atomistica. Chi sa se finir un giorno per
formare una sintesi (quale  da aspettarsi secondo Hegel) con il
sistema contro il quale attualmente ancora combatte? I principali
rappresentanti della psicologia della forma probabilmente
ritengono impossibile una tale sintesi. Nessuno per negherebbe
che  difficile spiegare la psicologia che essi rappresentano
senza riferirsi alla psicologia atomistica. Perci cominceremo
prima di tutto coll'esporre nei suoi punti cardinali il contrasto
tra la psicologia della forma e la psicologia tradizionale.
Non si rimprovera alla psicologia tradizionale, ora condannata a
morte, solamente il fatto che fosse atomistica. Per
caratterizzarla, i rappresentanti principali della psicologia
della forma la chiamano anche associazionistica,
positivistica, sommativa-aggregativa, psicologia a mosaico,
additiva, frammentativa, meccanicista e meccanica, e
ciascuno di questi epiteti vuole colpire una debolezza della
psicologia tradizionale. Inoltre si rimprovera alla psicologia
tradizionale che sarebbe estranea alla vita, aspirituale, cieca, e
astratta. C' da domandarsi, come mai una psicologia scientifica
con delle propriet cos mostruose abbia potuto esistere anche
solo per un po' di tempo. Sta di fatto che gli accusatori hanno
indubbiamente esagerato un poco, e ci dnno una caricatura
piuttosto che un corretto ritratto della psicologia tradizionale.
Nessuno vorr negare che questa avesse i suoi punti deboli; ma,
come dice Goethe, ognuno odia, tra tutti i difetti, anzitutto
quelli ch'egli stesso aveva una volta; e cos pure per i
principali rappresentanti della psicologia della forma deve
considerarsi come attenuante il fatto che anche tutti loro una
volta hanno seguito la strada della psicologia tradizionale prima
di trovare la panacca nella nuova forma della psicologia.
Che cosa significa psicologia atomistica? Il modo di pensare
atomistico che deriva dal materialismo greco e che immagina il
mondo come composto da elementi minutissimi, non divisibili e
dotati di determinate forze, questo modo di pensare ha ottenuto
magnifici trionfi nelle scienze naturali, specie nella chimica.
Dalle scienze naturali, il punto di vista atomistico venne
trasferito alla fisiologia. L'organismo venne rappresentato come
un aggregato di elementi minutissimi, cio delle cellule; una
volta capita la funzione della singola cellula, la comprensione
della funzione dell'organismo totale doveva risultare per cos
dire automaticamente, per addizione. L'elemento base dei movimenti
dell'organismo, secondo questa teoria,  il riflesso.
Nell'organismo agiscono insieme sistemi di riflessi, che si
possono separare uno dall'altro, che posseggono struttura costante
e presentano reazioni costanti agli stimoli ambientali. I riflessi
funzionano in modo tale che si eccitano o si inibiscono a vicenda.
Quello che realmente succede nell'organismo  il risultato di
queste funzioni individuali raggiunto per addizione o per
sottrazione. Il rappresentante pi radicale di questo modo di
pensare fu Pavlov colla sua riflessologia. La psicologia
tradizionale si incorpor la riflessologia per i suoi fini. Con
ci si  meritata il rimprovero di essere meccanica; infatti, in
un organismo controllato esclusivamente da riflessi, tutto ha
l'aspetto di una macchina, sia pure d'una macchina molto
complessa.
La maggior parte degli studiosi pionieri della psicologia moderna
proveniva dalle scienze naturali. Perci  facile comprendere come
essi si portassero dietro, insieme col metodo sperimentale, il
punto di vista atomistico. Mentre, per, il metodo sperimentale si
afferm nel campo della psicologia cos splendidamente che nessuno
gli neg mai il diritto di cittadinanza, contando anche gli
psicologi della forma tra i suoi pi fervorosi avvocati, il punto
di vista atomistico - nell'analisi critica - non sembr
dimostrarsi del tutto confacente alle particolarit specifiche
della vita psichica. Non era soltanto il modo di pensare
riflessologico che determinava la posizione atomistica della
psicologia tradizionale. Vi era di pi. L'interesse dei padri
della psicologia sperimentale in un primo tempo si rivolse
essenzialmente al campo delle sensazioni. Infatti, fino al giorno
d'oggi, la teoria delle sensazioni  rimasta uno dei campi
limitrofi pi importanti tra la fisiologia e la psicologia. Ed era
precisamente nel campo delle percezioni sensoriali che, secondo
pareva, il modo di pensare atomistico incontrava una piena
giustificazione, mediante l'anatomia degli organi dei sensi, e
specialmente mediante la scoperta dei recettori puntiformi nella
cute. I punti sensitivi della cute: ecco dei fatti solidi; alla
loro stimolazione isolata - cos si pensava - corrispondono
percezioni singole, e cio atomi sensoriali. E' vero che in
realt, maneggiando oggetti dell'ambiente, a differenza della
stimolazione isolata di singoli punti sensibili come si produce in
laboratorio, sono sempre gruppi globali di punti sensitivi della
cute che vengono eccitati; ma questo - cos si pensava - non 
altro che un processo sommativo-aggregativo. L'impressione
tattile totale, quale entra nella coscienza, veniva interpretata
come somma delle impressioni individuali puntiformi. Questa
interpretazione si ripercuoteva anche su altri campi sensoriali.
Per esempio: nella retina vi sono vari milioni di coni e un numero
ancora maggiore di bastoncelli. Con una tecnica sperimentale
adeguata si riesce a stimolare (sebbene non uno solo) alcuni di
quei milioni di piccoli organi e, per conseguenza, si percepisce
un punto luminoso.
Quando si vede una superficie maggiore vuol dire che molti di
questi punti luminosi si sono sommati. Si tratta di un processo
puramente spaziale additivo. Le impressioni percettive, cos si
pensava, provengono dalla somma delle eccitazioni degli elementi
sensitivi singoli. Al modo di pensare delle scienze naturali
questo processo pare perfettamente chiaro e la spiegazione della
sua genesi sembra completamente soddisfacente. Col metodo
dell'esperimento si riesce a effettuare l'analisi artificiale e la
resintesi del processo naturale delle sensazioni. E' ovvia
l'analogia con i metodi dell'analisi e della sintesi delle scienze
naturali. Perci si parlava talvolta addirittura di psico-
chimica. Il metodo della psico-chimica diviene particolarmente
evidente nell'interpretazione delle percezioni provenienti da vari
sensi differenti. Per esempio: qualcuno mangia un gelato alla
vainiglia. Come interpreta la psico-chimica l'impressione
gustativa che si produce? Prima di tutto constata un elemento
percettivo proveniente dal senso termico, cio un'impressione di
freddo. Ad esso si aggiungono l'elemento dolce proveniente dal
senso gustativo, l'odore di vainiglia dal senso olfattivo, e
l'elemento molle che proviene dal senso tattile. Chi vuole, pu
completare il processo ancora col colore giallo fornito dal senso
visivo. La psicologia tradizionale dunque stabilisce la seguente
equazione: gelato di vainiglia = freddo + dolce + odore di
vainiglia + molle + giallo. Avendo formulato una tale
equazione la psicologia tradizionale crede di avere risolto il suo
cmpito. Trattandosi di una somma non organizzata, si pu
cominciare o terminare la formula del gelato alla vainiglia da
qualsiasi elemento, senza che in essa avvengano modificazioni
essenziali. Ecco quello che vuol dire la psicologia della forma,
quando taccia la psicologia tradizionale di essere sommativa-
aggregativa, additiva-frammentativa, e psicologia dei pi .
Teoricamente, si possono eliminare dal complesso additivo del
gelato alla vainiglia tutti gli elementi uno dopo l'altro. Se
cade l'ultimo, nel modo di pensare positivista, tutta la
percezione sparisce.
La psicologia della forma non si accontenta dei risultati ai quali
conduce il modo di pensare della psico-chimica. Per la
psicologia della forma, il tutto  pi della somma delle sue
singole parti, e non (come per il positivismo) nient'altro che la
somma di queste parti. Del perch di questo parleremo pi tardi.
Qui vogliamo per ora penetrare un po' di pi nel punto di vista
atomistico.
A lato degli elementi sensoriali della psicologia, disposti per
ordine di tempo e di spazio, ne esistono altri. Ci sono in prima
linea le immagini, che sono interpretate dalla psicologia
tradizionale, nel senso dell'associazionismo inglese, come
repliche pi deboli delle percezioni. Secondo il concetto
tradizionale, il processo della coscienza  una progressione di
sensazioni e d'immagini che si associano per contiguit nel tempo
e nello spazio. Questo  quello che si chiama associazionismo.
Si pensava, che - in forza del libero giuoco del caso - qualunque
immagine pu collegarsi con qualsiasi altra. Si tentava di dare un
contenuto pi preciso, mediante investigazioni sperimentali, al
concetto della meccanica delle immagini introdotto in psicologia
dallo Herbart. Uno dei pi brillanti rappresentanti della
psicologia sperimentale, G.E. Mller, per esempio, si prefisse il
cmpito di stabilire le leggi di una meccanica delle immagini
pura, sperimentando con materiale svuotato al massimo grado di
valore significativo (sillabe senza senso). Per non si pu dire
che questa meccanica di elementi senza senso rendesse giustizia
alla vitalit del pensiero sensato e della fantasia. E'
precisamente questa contraddizione che vuole colpire la psicologia
della forma nella psicologia tradizionale, quando la taccia di
essere meccanica.
Le sensazioni e le immagini si associano - cos si pensava - nel
tempo e nello spazio. La psicologia tradizionale ha risolto anche
il problema spazio-tempo nel senso dell'atomismo. Abbiamo gi
accennato all'atomismo spaziale: secondo questa tesi l'impressione
di superficie estesa risulta, per addizione, da minutissimi
elementi tattili od ottici. Adesso parleremo dell'interpretazione
atomistica del problema del tempo che  molto pi importante del
problema dello spazio.
In fondo, la psicologia tradizionale riteneva possibile una specie
di microtomia della corrente della coscienza in minute frazioni di
tempo senza deformare perci la sua struttura. Cos come si
microtomizzano i preparati anatomici per studiare la struttura di
un organo, si credeva di poter sminuzzare il processo cosciente in
frammenti cronologici piccolissimi per scoprirne la struttura. A
questo modo di pensare corrisponde un metodo preferito dalla
psicologia tradizionale, il cosiddetto metodo tachistoscopico.
Consiste questo nel presentare gli stimoli, per esempio quegli
ottici, solo durante un brevissimo lasso di tempo, magari soltanto
per una frazione di secondo, e nello studio delle reazioni che si
svolgono in tali circostanze. Si potrebbe chiamare il metodo
tachistoscopico anche la crono-microscopia della psicologia. Fu
inventato per sminuzzare, per disgregare, per ridurre. Fu
escogitato per scovare i punti di coesione tra gli atomi
psichici, cio tra le sensazioni e le immagini, e con ci i
frammenti elementari stessi della coscienza. E' vero che pure la
psicologia della forma adopera ancora oggi sovente la tecnica
tachistoscopica per la dimostrazione di forze creatrici di
forme; ma naturalmente essa si oppone al concetto atomistico del
tempo che sta alla base di questo metodo. Fu proprio il concetto
atomistico del tempo che imped alla psicologia tradizionale di
riconoscere tutta la ricchezza delle forme psichiche naturali.
D. Katz, La psicologia della forma, Boringhieri, Torino, 1973,
pagine 17-22.
